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Comune di Rocca di Cave

Storia

Rocca di Cave è un piccolo centro a 45 km da Roma che si sviluppa su un rilievo dei Monti Prenestini (Monte Manno) a 933 metri s.l.m. Il centro abitato è dominato dalla Rocca, dalle cui terrazze si osserva uno straordinario panorama che si estende dalla costa tirrenica alla catena appenninica, e comprende vaste porzioni delle cinque provincie del Lazio. Rocca di Cave circa 100 milioni di anni fa e tutta la catena dei Monti Prenestini, compreso il Monte Manno su cui si erge Rocca di Cave, si trovava al di sotto del livello del mare costituendo un’imponente barriera corallina. Anche oggi si possono vedere fossili attribuiti a quel periodo. Nel 2016 il Presidente della Regione Lazio, con decreto n. 1507 del 10/02/2016 ha istituito Monumento naturale della Regione Lazio la scogliera cretacica fossile di Rocca di Cave. Il Monte Manno, oltre ad aver fatto parte alla barriera corallina per moltissimi milioni di anni, fu anche un vulcano che restò attivo fino a pochi milioni di anni fa, motivo per cui si possono trovare anche rocce di tipo vulcaniche. Molto importante è stata anche la scoperta nel 2016 del primo dinosauro sauropode italiano, un Titanosauro di sei metri che sarebbe vissuto circa 112 milioni di anni fa e che è stato ribattezzato con il nome di Tito. Ciò ha fatto si che gli esperti potessero arrivare a dire che, durante il Cretaceo Inferiore, la nostra paleo-penisola era molto più estesa, e tale da favorire gli spostamenti dei dinosauri dall’Africa all’Europa. Il quadrante prenestino, ove è situata Rocca di Cave, fu anticamente territorio dei Latini, confinanti a nord con gli Equi e i Sabini, ad est con gli Ernici e a sud-ovest con i Volsci. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e dopo una fase di disgregazione e decadenza, il territorio a sud di Roma vide la presenza dei feudatari e dei monaci Benedettini Sublacensi che, sia pure con intenti diversi, riorganizzarono la società. Ci fu una ripresa dell’economia agricola e il conseguente sviluppo degli insediamenti rurali, frequentemente attaccati da pirati saraceni e normanni. Le scorrerie dei pirati determinarono la necessità di proteggere gli abitanti, edificando gli insediamenti su alture e fornendoli di cinte murarie e rocche. In questo contesto i monaci Benedettini di Subiaco, intorno all’850, provvidero alla costruzione della Rocca come difesa dalle incursioni saracene e venne chiamata “Castello dei Santi Tre” dai titolari delle chiese ivi esistenti di Santa Maria, San Pietro e San Michele Arcangelo. Rocca di Cave, conquistata nel 1101 da Pietro Colonna, fu quasi sempre proprietà della famiglia Colonna, fino alla fine del secolo XIX, attraverso vicende che vedono brevemente succedersi nel predominio i Conti, gli Annibaldi e gli Orsini e attraverso contrasti continui con il papato. Il nome Rocca di Cave compare per la prima volta nel 1125. Alla fine del 1800 la critica situazione economica provocò una forte emigrazione verso gli Stati Uniti e il Comune di Rocca di Cave venne annesso a quello di Cave. Una targa commemorativa, posta il 14 aprile 1912 nella sala consiliare, ricorda l’autonomia amministrativa riconquistata per l’intervento di Giulio Venzi, deputato del Regno d’Italia. Un avvenimento agghiacciante scosse l’intera comunità il 7 febbraio 1944, quando le truppe tedesche, dopo aver scoperto quattro loro soldati uccisi nel territorio di Rocca di Cave, assediarono il paese e decisero di fucilare nella piazza San Nicola gli abitanti maschi nel rapporto di 10 per ogni soldato ucciso. Dopo ore di frenetiche trattative tra il parroco Guido Croce e le truppe tedesche, l’esecuzione fu improvvisamente sospesa e l’assedio tolto. La vita del paese oggi è legata prevalentemente al turismo e alle sue tradizioni, che fanno di Rocca di Cave uno dei borghi più belli d’Italia.