Le costellazioni invernali ed il mistero di Sirio

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L’Università di Roma TRE, in collaborazione con il Comune di Rocca di Cave e il Gruppo Astrofili CDS-Hipparcos, organizza il 25 Gennaio lo spettacolo di planetario “Piramidi e obelischi, testimonianze di culti e conoscenze astronomiche in Egitto e nel mondo antico” e la serata osservativa “Le costellazioni invernali e il mistero di Sirio”. L’attività si svolgerà presso il planetario e la stazione osservativa del Museo Geopaleontologico “Ardito Desio” di Rocca di Cave (RM).

PROGRAMMA DELL’EVENTO:

Ore 15:00
ESCURSIONE AL SENTIERO GEOPALEONTOLOGICO.
Attraverso 100 milioni di anni
L’attività è SU PRENOTAZIONE. Inviare una mail a info.hipparcos@gmail.com indicando nome, numero di partecipanti e recapito telefonico.

Ore 17:00
SPETTACOLO PLANETARIO
“Piramidi e obelischi, testimonianze di culti e conoscenze astronomiche in Egitto e nel mondo antico”

Ore 19:00
SERATA OSSERVATIVA*
“Le costellazioni invernali e il mistero di Sirio”
L’attività è SU PRENOTAZIONE. Inviare una mail a info.hipparcos@gmail.com indicando nome, numero di partecipanti e recapito telefonico.

* La serata osservativa non si svolgerà in caso di maltempo.

COSTI: escursione 5€, spettacolo al Planetario 5 €, Serata osservativa 6 €, combinazione di 2 attività 8 €, combinazione di 3 attività 12€ (ingresso gratuito bambini fino a 7 anni e persone con disabilità)

APPUNTAMENTO: L’ appuntamento per l’escursione e per la serata sono presso la biglietteria del Museo piazza della Torre 11; Rocca di Cave; per gli spettacoli al Planetario, presso la sede in Via del Colle Pozzo,1, Rocca di Cave.

Le serate si svolgono a 1000 metri di quota, pertanto SI CONSIGLIA ABBIGLIAMENTO E CALZATURE ADEGUATO ALL’AMBIENTE MONTANO.

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci!

Segreteria museo: 3355827864
Pagina facebook: https://www.facebook.com/MuseoRoccadiCave/
Email: info.hipparcos@gmail.com
Web: http://host.uniroma3.it/musei/arditodesio/museo
MUSEO GEOPALEONTOLOGICO “ARDITO DESIO” DI ROCCA DI CAVE
Piazza della Torre 11, Rocca di Cave (Roma), 00030

DESCRIZIONE DELL’EVENTO:

L’evento si apre con l’escursione geopaleontologica nel territorio comunale di Rocca di Cave, dove si rinvengono numerosi affioramenti fossiliferi relativi alla presenza di una scogliera corallina del Cretacico Superiore. Di particolare rilievo le esposizioni lungo la via Genazzano, che risalgono all’età Turoniana (75 milioni di anni fa). Si tratta di tre principali affioramenti, lungo un percorso di circa 1 km, comprendenti spettacolari resti fossili di bivalvi, gasteropodi e coralli appartenenti a specie in gran parte estinte alla fine del periodo Cretacico. Una guida esperta, con l’aiuto di disegni e schemi, consente ai visitatori il riconoscimento dei fossili e dell’antico ambiente marino, insieme al riconoscimento delle forme carsiche del territorio.
A seguire uno spettacolo di planetario da titolo “Piramidi e obelischi, testimonianze di culti e conoscenze astronomiche in Egitto e nel mondo antico”, presso la struttura annessa al museo recentemente inaugurata, dotata di una cupola di 10 metri di diametro, la più grande del Lazio. La durata prevista è di 50′. comprendente la presentazione del cielo stagionale, delle sue costellazioni e dei pianeti visibili, infine una parte tematica sulle più recenti scoperte planetarie o astrofisiche, attraverso suggestive proiezioni e video full dome.
Nel corso dello spettacolo si parlerà delle grandi piramidi dell’area di Giza, realizzate durante la IV dinastia (circa 2700 A.C.), che rappresentano la massima testimonianza del megalitismo, che dal neolitico all’Età del Bronzo recente ha lasciato sorprendenti testimonianze dei culti e delle conoscenze astronomiche di popoli diffusi in un vastissimo areale del mondo antico. Fino dagli anni sessanta del secolo scorso gli archeologi hanno evidenziato che le piramidi sono allineate astronomicamente e che alcune caratteristiche costruttive sono puntate precisamente, per credenze religiose-astrali, alla stella polare dell’epoca, l’alfa Draconis. Gli obelischi, chiamati dagli egizi Tekhet, costruiti principalmente tra la XVIII e la XXVI dinastia (circa 1500-600 A.C.), rappresentavano un aspetto del culto solare. Dodici di questi furono trasportati a Roma fra il I sec a.C. e il IV d.C., rendendola la città con il maggior numero di obelischi al mondo. Augusto utilizzò l’obelisco di Psammetico per realizzare il maggiore orologio solare dell’antichità, l’Horologium Augusti al Campo Marzio. Questa gigantesca meridiana fu realizzata con le massime conoscenze astronomiche dell’epoca e usata per verificare la correttezza della riforma calendariale, voluta da Giulio Cesare nel 45 a.C.. Alcuni degli obelischi che adornano le piazze Roma furono ricollocati, alla fine del cinquecento, con precise finalità mistico-architettoniche.
Con il calare del buio, l’evento proseguirà con la serata osservativa che prevede una breve conferenza introduttiva seguita dall’osservazione del cielo invernale e delle principali costellazioni visibili, sotto la guida di un esperto. Il programma proseguirà con la suggestiva osservazione al telescopio dei principali oggetti celesti.
La serata è dedicata alla conoscenza del cielo invernale. All’inizio delle lunghe notti di gennaio, volgendo lo sguardo a Est, appare alto sull’orizzonte l’inconfondibile disegno del Toro, più in basso Orione il gigante, ormai completamente visibile, è accompagnato dai fedeli cani Sirio e Procione. Nel mondo classico, queste costellazioni rappresentavano una scena di caccia, con Orione che minacciava il Toro e i cani che inseguivano la Lepre. È la regione celeste più brillante, visibile alle nostre latitudini. Sirio (mag -1.47) nel Cane maggiore è la stella più luminosa dei due emisferi. Si tratta di una stella bianco-azzurra, a solo 8 anni luce di distanza dal Sole, su cui le testimonianze storiche e le leggende evidenziano insolite peculiarità. Gli astronomi ellenistici, fra cui Tolomeo, la descrivevano “Rubra”, rossa; leggende arabe narrano che si sarebbe spostata in cielo attraversando la Via Lattea; ancora, i Dogon, un popolo dell’Africa occidentale, sapevano che era costituita da un sistema stellare triplo. Per gli antichi egizi Sirio era Iside-Sothis, la sposa di Osiride-Orione, che lo seguiva come in un corteo in una barca, rappresentata dalle stelle della Lepre, solcando il Nilo celeste, la nostra Via Lattea. La levata eliaca di Sirio, ai primi di luglio, coincideva con la piena annuale del Nilo e l’inizio dell’anno Sothiaco nel calendario egiziano. Insieme a Betelgeuse e Procione costituisce il cosiddetto Triangolo invernale.
La mitologia greco-romana identificava la costellazione di Orione nel cacciatore, posto in cielo da Zeus, agli antipodi del velenoso Scorpione che l’aveva ucciso. In effetti le due costellazioni non sono mai visibili contemporaneamente, quando l’una tramonta sorge l’altra. La stella più brillante Betelgeuse, una supergigante rossa, sta mostrano un raro fenomeno, percepibile anche a occhio nudo. Da oltre venti anni, il suo splendore è diminuito costantemente, rendendo la stella seconda per luminosità nella costellazione. Anche le tre brillanti stelle della cintura, tutte bianche-azzurre, sono supergiganti distanti oltre 1000 anni luce, in qualche modo correlate alla cosiddetta “Spada”, una gigantesca nebulosa ad emissione, di gas idrogeno e polveri, sede di un’intensa formazione stellare in atto. Nella spirale della Via Lattea, il braccio intermedio a cui appartiene anche il Sole, è detto “di Orione”.
Verso Nord si stagliano le costellazioni circumpolari, con l’Orsa Maggiore bassa sull’orizzonte e Cassiopea alta a nordest, i cui allineamenti stellari guidano al riconoscimento del Perseo, di Andromeda e Pegaso.
Tra gli oggetti di “cielo profondo”, sono osservabili gli ammassi aperti M35-37 in Auriga e M45, le Pleiadi, la galassia M31 in Andromeda, la nebulosa di Orione M42. Per i pianeti, Venere è osservabile, dopo il tramonto, quasi al massimo del suo splendore (mag. -3,5). Il remoto Urano è visibile per tutta la notte al confine fra l’Ariete e i Pesci. La Luna nuova, al 30° giorno della lunazione, non è visibile.